Il carnevale
“Esisteva una volta la grande festa del carnevale,
quella festa notturna e liberatoria, che aveva complici gli dèi, sia inferi che
superi, una strana e terribile «festa» che parlava di libertà da nemiche catene
e antiche piaghe”. Improvvisava l’ei fu Giorgio Manganelli.
Il carnevale è morto. Anche lui. Per risorgere però ogni
giorno. C’è una nuova maschera per il carnevale, il cellulare. La puoi
indossare tutto l’anno, tanto che a carnevale fa eccezione la consuetudine. Ed ecco
che la mostrano la maggior parte dei partecipanti alla sfilata. Non è facile. È
un arte non da/per tutti. Non più la mela/torta in faccia, per così dire, al
“Figlio dell’uomo” di Magritte, ma l’Iphone che ha sostituito i tradizionali
travestimenti di massa donandoci l'illusione dell'invisibilità; ed è perfetto
incontrarci per strada senza neanche vederci, ignari persino di aver scansato
il pericolo come il buon vecchio e piccolo Mr Magoo; e com’è bello stare insieme
da soli con questa torcia della libertà ben stretta in una mano come un metal
detector sempre in cerca di qualcuno qualcosa, o lo specchio che non riflette
più la nostra immagine ma l'uguaglianza personalizzata, senza distinzioni di
razza o reti o religione, ma tutti omologati alla catena dello smartphone per immatricolata
concezione. E insomma c’era questa ragazza che guardavo attraverso questo buco
della serratura direttamente nella sua camera oscura, comodamente seduto sulla
mia tavoletta di cristallo dove si gioca a nascondersi in alta definizione o
meglio era lei a guardami adesso invertendo la prospettiva, ma meglio sarebbe stato
continuare a immaginare di fare l'amore alla finestra, e parlare in viva voce e
poi immaginare di sentire davvero la sua voce, vedere i suoi occhi dal vivo negli
occhi, le mani che cercano mani e fianchi e sodi globi eccetera eccetera… e
allora tentai un atto di coraggio / tanto più che ero ormai a un passo dalla
vile impresa / provai a tirarle giù la maschera per non riconoscerci più
primitivi e già l'oscura ombra m'assaliva come un muro di improperi e
sbalorditi occhi minacciosi e infantili / m’intimavano di rivestirmi / e in
fretta / neanche le avessi strappato via le mutande.
Ma ancora una volta, citando Giorgio Manganelli, il
carnevale è una faccenda come il sesso, anzi al contrario, “il sesso è una
faccenda come il carnevale, quando ci si veste da Zorro, una cosa mica seria,
da fare una volta l’anno, e solo da piccoli”.
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