L'ignobile poeta
Di poeti ignobili l'Italia ne ha avuti tanti. Ricordarli non serve a niente. Basta sapere che ci sono stati, ci sono ancora e in futuro ce ne saranno anche di più. Questo perché da principio fu il verbo, ma a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, come si evince dalla terza legge della dinamica. E insomma, quel che conta è ricordare almeno il primo poeta ignobile della storia, a mo di esempio, e da cui derivano tutti gli altri, e fu proprio il caro poeta latino Publio Virgilio Marone il quale, per ingraziarsi l'imperatore Augusto assegnando delle nobili origini al popolo romano, compose il poema epico che tutti conoscono con il titolo di Eneide, rimasto incompleto per la prematura morte del poeta stesso, ma fatto pubblicare ugualmente dal sopra citato imperatore Ottaviano Augusto, nonostante le bozze ancora da revisionare, e per questo il poeta aveva, secondo la leggenda, dato ordine agli amici di bruciare il manoscritto. Ma vai a fidarti degli amici, e poi, come si sa, la vanità degli uomini è un mare infinito. (Al destino piacciono le ripetizioni, scriveva Jorge L. Borges, e infatti lo stesso fatto si ripeterà circa XIX secoli dopo con Franz Kafka, ma questa è un'altra storia, una variante o una simmetria, come direbbe ancora J. L. Borges). La parte migliore del poema è anche la nostra disastrosa origine. Enea fugge dalla città di Troia in fiamme portando in salvo con sé sulle spalle il padre e il figlio. Però effettivamente questa è una magnifica immagine! La metafora cristiana. Visionaria. E pensare che mancava ancora quanche lustro all'avvento dell'uomo chiamato Gesù. L'Eneide fu scritto tra il 29 a.C. e il 19 a.C. Che meravigliosa disgrazia! E che miracolosa preghiera! Proprio così! Perché ancora oggi questa favolosa immagine la dovete tenere bene a mente, per chi non la ricordasse, o non ci avesse mai fatto caso, ma ne dubito, tutti ne sono a conoscenza, e anzi direi addirittura che essa, l'immagine del padre sulla spalle del figlio, e dell'altro figlio tra le braccia del padre, è congenita nel popolo italiano. Infatti oggi, ma da/per sempre, in Italia si va avanti solo per parentela e opportune conoscenze, ed è per lo stesso motivo che si rimane indietro nei confronti dei paesi più sviluppati. Ma io non ho dubbi sui demeriti di tutti questi figli di... mamma... che occupano poltrone di rilievo in tutta la penisola, e isole comprese, of course. E non ho dubbi al riguardo della fine che avrebbero fatto tutti questi adulti mancati se non ci fosse stato un leggendario personaggio della poesia epica di nome Enea a portarli in salvo. Altro che barconi e filo spinato del deserto, non sarebbero stati capaci nemmeno di saltare dalla culla! Ma adesso basta scrivere, per il momento, che sento in me peggiorare la nausea!
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