La civiltà degli animali
La specie, la razza, l’etnia, la stirpe,
il popolo, il gregge, il branco, il pedigree.
Uomini rari, scarsità di donne.
Tutto qui si dilata in sogni senza forma.
Impazza un quadrivio di voci per strada.
Libertà, uguaglianza, fraternità, sorellanza.
Oppure: politica, famiglia, salute, sesso.
Ecco, affrontiamo quello che più ci sta
al cuore: il sesso. Che muove il sole
e tutte l’altre stelle! La ruota del sesso.
Le vili nebbie s’alzarono d’un tratto
come vesti infuocate dal desiderio.
Mentre verdeggia una primavera
silenziosa. Un russare simile a effigie
moribonda. La donna cresce nei versi
di un uomo come un coniglio nella tana.
Poi da quel buco fuoriuscì il ricatto
e rise a lungo sopra il piatto pronto
ad accogliere un altro parassita.
Di certo la donna oggi si è emancipata.
Come sempre, a immagine e somiglianza
dell’errore precedente. Ad esempio (correrò
il rischio di passare per puritano): se
un tempo l’uomo poteva amare donne diverse, con la puerile giustificazione
che il tradimento non significa niente
e anzi è necessario, la donna oggi,
che è sempre stata la parte più intelligente
della coppia, può amare uomini diversi,
anche contemporaneamente, e partorire
tutti i figli che vuole, se vuole, e imprimere
il singolare marchio, razza certificata.
Del resto si vive per amare in tutte le stagioni.
Tutte le stagioni sono stagioni d’amore.
L’uomo non ha le ristrettezze degli animali.
Ecco gli amanti, stagionati. In sostanza,
non è cambiato nulla se non la libertà
di non perdere occasioni.
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