Catastrofe


I


Sempre odiato mi fu questo pezzo di legno
che son sempre stato, tra incendio e caduta
nel mare-pozzo dell'umana scaltrezza,
inchiodato dal conio della riforma a quello,
più aggraziato, della moda fluente, simile
alla sua stagione da serra o importazione
che non ritorna (forse per mancata consegna),
vedi A. Rimbaud a scimmiottare gli Stati chiusi,
ma con fughe da conigli danteschi a guida,
immortalato in una fotografia con gli occhi
rossi - fatui scorci della terra semifusa,
vago turista di ritorno dalla padella alla brace
e con le ustioni impomatate ai sandali
si nasconde, moscia medusa nel profilattico
di una messinscena - vescica nella calza -
perché sempre ho straziato la mia unica vita
con partite e vendite del nulla abominevole,
per assomigliare sempre più all'informe, all'
invisibile, unità crescente della massa umana.
Adesso voi potete avere il mio corpo
come quello di dio o di una puttana,
da bucherellare, martoriare, fare a pezzi.


II




Che tu sia cane o cagna che non parla
ma sempre ha fame di sesso (si capisce
per la bava che cola dall'estremo labbro)
come nello sguardo di chi non osserva
credendosi inosservato ma scruta attento
cacciatore da dietro un albero o una siepe
l'azzurro annuvolarsi della notte -
unica pupilla che ci abbraccia -
grappolo d'occhi sudati dal desiderio
nell'oscura addormemtata vivida grotta
o suono di chiave precitato in gola.







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