Serata di care oche e orchi sacri
Vietato toccare il culo o far finta
di averlo toccato a… signore e signori:
In un locale non molto definito di Milano
(pieno di ninfette e milfone e cani e porci)
cercavo l’abbraccio e infine l’ho trovato:
mi stringe il collo e mi trascina alla porta.
(Quel bel pitone umano biondo d’ucraina
addetto ai servizi ai tavoli e alla cacciata).
Ubriaco? Molesto? Non so. In un momento
di lucidità intuisco che non servono parole
nemmeno col gestore mafioso del quale
mi mettono in guardia a non aggiungere
altro pane per i suoi denti in cerca d’ossa.
Allora li lascio là nella loro bella bolgia
e continuo a girare da solo per la città
notturna in cerca di movimento.
M’avvicino ammaliato da oscuri desideri
a un gruppo di giovani incantati. Oh, quasi
trasalgono al mio incauto apparire sconcio,
chiusi in loro stessi come in una tomba…
seduti al tavolo non dicevano una parola
tra loro, forse meditavano, la testa china
sullo specchietto dello smartphone (perché
ciò che c’interessa è sempre altrove, ma
l’altrove, che è più interessante, non è
interessato, e quindi), o aspettavano forse
un buffone qualsiasi svegliarli dal sonno
ipnotico degli schermi in cui erano immersi
fino al collo, come in un letamaio, e in primo
piano il volto in un teatro di marionette
più in basso, sul palco, danzano i pollici
e gli occhi vivi e vitrei, ma senza gioia…
questo diverso modo d’essere in sogno.
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